mercoledì 13 agosto 2014

5.

Oggi ho otto anni, i capelli schiariti dal sole e la frangia tagliata male. Tagliata male perché ho provato a sistemarla da sola, visto che la mamma non c’è quasi mai (lavora tanto). Non ci vedevo quasi più, così ho preso le forbici e ci ho dato un taglio, ma il risultato è quello che è. Vivo in un piccolo paesino dove non c’è niente, a parte il mare. Ho un’amica che tre giorni fa è partita per la Sardegna (che più o meno dovrebbe essere qui davanti a me; se avessi un canocchiale potrei vederla, ma forse ho capito male) e tornerà a settembre, quando ricomincerà la scuola.
Io, invece, resterò qui. Qui non mi dispiace: ci sono tanti bambini che urlano e si tuffano dagli scogli, ci sono tante persone che parlano lingue a me sconosciute e poi c’è la mamma che stasera smette di lavorare e mi ha detto che andremo a mangiare fuori per festeggiare. Mi ha detto “domani ti sistemo la frangia e stasera ti porto a mangiare le vongole che so che ti piacciono tanto!”, e io sono qui seduta al tavolino di camera sua che l’aspetto mentre mi provo i suoi tre profumi e scrivo una cartolina a Marta (la mia amica, quella della Sardegna). Ho pensato di scrivergliene una ogni giorno, ma mi sa che non gliele invierò e gliele darò tutte insieme quando tornerà, perché mi vergogno a comprare i francobolli. “Un francobollo per favore”. No, è fuori discussione.
Sono le cinque e sono tutti a fare il bagno o a fare merenda, così c’è un silenzio che fa star bene i pensieri. Ho solo tre persone in tutto a cui voler bene: la mamma, Marta e la signora dell’appartamento accanto che a volte viene a vedere se va tutto bene e passa qualche ora con me al giorno quando la mamma non c’è. Forse secondo qualcuno la mia vita non è un granché, ad alcuni devo sembrare molto triste perché quando mi vedono si dicono cose (non so cosa), ma non sembrano cose carine. Io però sono contenta, perché quando hai poche persone a cui volere bene gli puoi volere un bene che si espande da questa finestra alla finestra di chissà chi dall’altra parte del mare e gli puoi dedicare ogni giorno un pensiero. Hai tempo per loro, tutto il tempo che si meritano e questo mi piace tanto.
Non vedo l’ora che sia stasera, non vedo l’ora che la mamma si riposi, non vedo l’ora di fare il bagno con lei.

martedì 29 luglio 2014

4.

Stasera sono una persona sola che vive da sola, mangia da sola, dorme da sola. Non ho sesso, non ho un nome e non ho età, ho solo questa stanza nella quale deve entrar tutto: le scarpe, i piatti, il letto, qualche foto che mi ricorda che sono stata anche una persona felice. C’è odore di chiuso, eppure apro spesso la finestra, ma devono essere i mobili, questo legno invecchiato che non la smette di appestarmi l’esistenza. A volte guardo un film e mi addormento prima di scoprire come va a finire. Raramente cucino, vicino a casa mia c’è una rosticceria che prepara piatti che mi ricordano mia madre. Mia madre non era gentile, diceva tutto quello che pensava e in genere pensava cose poco simpatiche, ma finché c’è stata lei in me dimorava la consapevolezza di avere qualcuno al mondo e io potevo ritenermi una persona abbastanza tranquilla. Non sono una persona disperata. Nel mezzo del tragitto che faccio ogni mattina da casa al negozio in cui lavoro c’è un bar e in questo bar incontro quasi sempre una persona bella. Le persone belle, secondo me, sono quelle che salutano tutti sorridendo, anche quelli che non conoscono, solo perché li vedono spesso. Questa persona bella mi saluta ogni mattina e potrebbe farlo senza sorridere, invece sorride, e mi chiede “il solito?” (fa degli ottimi cappuccini) e io non mi vergogno ad ammettere che il pensiero che qualcuno in questa città si ricordi cosa bevo a colazione mi fa sentire invincibile. Ogni giorno do da mangiare ad un gatto grigio e nero che non mi vuole bene, questo è certo, ma pur di sopravvivere si lascia accarezzare volentieri.
Ho delle abitudini, come ogni persona, soprattutto come ogni persona sola. Quando non hai qualcuno con cui condividere il tuo pranzo devi per forza aggrapparti agli oggetti, alle consuetudini, al susseguirsi regolare delle giornate. Non è sempre stata così la mia vita, se mi sforzo ricordo un fiore sul tavolino, ricordo che avevo voglia di prendermi cura di qualcuno che dormiva sul mio cuscino e non mi lasciava spazio per riposare, ma allora non mi importava niente di dormire. Sono stata una persona romantica, prima di essere una persona sola, ma questa è un’altra storia perché oggi è domenica e la rosticceria è chiusa.
E’ un guaio serio, davvero, un guaio serio non aver mai imparato a cucinare.

3.

Stasera ho gli anni che ho, fanno quasi trenta, fuori fa caldo ma non troppo e io sto per andare a fare la doccia. Ho già preparato il vestito che indosserò dopo, per quando verrà a prendermi lui. Lui è molto gentile, davvero. A volte ci siamo un po’ persi, c’è toccato crescere e crescere piace a pochi, a noi è piaciuto poco e possiamo dire tutto tranne che sia stato semplice, però l’importante è il risultato e il risultato è che non riusciamo a non telefonarci per metterci d’accordo sul giorno e l’ora in cui rivederci. Indosserò una maglietta bianca e una gonna a fiori, dopo, scarpe basse perché ho un’insolita voglia di correre e di ballare, di scappare per farmi acchiappare, di farmi fare dei complimenti. Devo essere pronta per quelli, non lo sono quasi mai, ma quando mi capita divento più carina e tutti me ne fanno un sacco, chissà perché. Stasera sono quasi una donna e credo che sarò “quasi” una donna per sempre per via delle bolle di sapone, delle pozzanghere e dei castelli in riva al mare che mi piacciono troppo, e per quanto le priorità cambino e le abitudini si facciano più pesanti, per quanto gli anni passino inesorabilmente per tutti e per quanto le mie ciglia non siano più lunghe e resistenti come un po’ di tempo fa, stasera, come al solito, sono qui che aspetto solo di essere amata.
Mi darò il mio profumo buono, quello che uso raramente perché costa troppo, e poi speriamo bene che mi abbracci.

2.

Oggi ho quindici anni, ho una camicetta a quadretti bianchi e azzurri e una gonna blu che mi sfiora le ginocchia e mi sta un po’ larga, i capelli raccolti in una treccia (anche se qualche ciuffo non ne vuole sapere di stare in ordine); sono seduta in disparte in questa stanza in cui tutti sembrano sentirsi a proprio agio e ho le mani che lavorano ininterrottamente per distendere delle pieghe inesistenti sulla gonna . Sto aspettando che qualcuno mi offra un gelato e mi inviti a ballare.

1.

Oggi ho vent’anni e i capelli lunghissimi e morbidi. Indosso una maglietta bianca troppo lunga e un paio di pantaloni blu troppo stretti. Ho gli occhi verdi, o forse sono grigi? Stanotte ho sognato di lui, lui che ho conosciuto tanti anni fa. Avevo tredici anni e lui ne aveva sedici: non mi vedeva nemmeno. Ci incontravamo ogni giorno al mare. Era luglio, un luglio torrido e io pregavo ogni notte perché non piovesse mai, perché non piovesse mai più. Nel sogno io ero seduta al tavolino di un bar e stavo mangiando un gelato, lo vedevo in lontananza camminare nella mia direzione e dimenticavo di leccare il gelato che nel frattempo mi si stava sciogliendo tutto addosso. Mi passava accanto e mi scompigliava i capelli, mi diceva “muoviti scema, non vedi che ti stai sporcando tutta?” e poi continuava per la sua strada. Quando avevo tredici anni lui era innamorato di una ragazza non troppo alta e non troppo simpatica che non lo baciava mai e io ogni sera dalle sette alle otto gli scrivevo una lettera d’amore. Non mi ha mai rivolto la parola, tranne una volta. Una volta stava giocando a pallone e perse il controllo della palla. Io stavo passando di lì e la palla mi rimbalzò sulla gamba sinistra. Sì, ricordo anche che gamba era. A quel punto mi chiese scusa, e aggiunse “bel lancio anche se involontario” e mi sorrise. Non avevo nessuna forma al posto giusto, ma avevo il cuore esattamente dove doveva stare: in gola. Oggi ho vent’anni, il seno non è mai cresciuto tanto e a volte guardando il mare provo nostalgia per le sue spalle strette e per le sue gambe lunghe. Mi sa che era uno di quelli che abbracciava bene. Certo è assurdo quanti danni possa fare un sorriso e quanto possa mancarti qualcuno che non hai mai nemmeno toccato, ma che almeno una volta è stato dolce con te. Una volta sola, e senza saperlo.