Oggi
ho otto anni, i capelli schiariti dal sole e la frangia tagliata male.
Tagliata male perché ho provato a sistemarla da sola, visto che la mamma
non c’è quasi mai (lavora tanto). Non ci vedevo quasi più, così ho
preso le forbici e ci ho dato un taglio, ma il risultato è quello che è.
Vivo in un piccolo paesino dove non c’è niente, a parte il mare. Ho
un’amica che tre giorni fa è partita per la
Sardegna (che più o meno dovrebbe essere qui davanti a me; se avessi un
canocchiale potrei vederla, ma forse ho capito male) e tornerà a
settembre, quando ricomincerà la scuola.
Io, invece, resterò qui.
Qui non mi dispiace: ci sono tanti bambini che urlano e si tuffano dagli
scogli, ci sono tante persone che parlano lingue a me sconosciute e poi
c’è la mamma che stasera smette di lavorare e mi ha detto che andremo a
mangiare fuori per festeggiare. Mi ha detto “domani ti sistemo la
frangia e stasera ti porto a mangiare le vongole che so che ti piacciono
tanto!”, e io sono qui seduta al tavolino di camera sua che l’aspetto
mentre mi provo i suoi tre profumi e scrivo una cartolina a Marta (la
mia amica, quella della Sardegna). Ho pensato di scrivergliene una ogni
giorno, ma mi sa che non gliele invierò e gliele darò tutte insieme
quando tornerà, perché mi vergogno a comprare i francobolli. “Un
francobollo per favore”. No, è fuori discussione.
Sono le cinque e
sono tutti a fare il bagno o a fare merenda, così c’è un silenzio che fa
star bene i pensieri. Ho solo tre persone in tutto a cui voler bene: la
mamma, Marta e la signora dell’appartamento accanto che a volte viene a
vedere se va tutto bene e passa qualche ora con me al giorno quando la
mamma non c’è. Forse secondo qualcuno la mia vita non è un granché, ad
alcuni devo sembrare molto triste perché quando mi vedono si dicono cose
(non so cosa), ma non sembrano cose carine. Io però sono contenta,
perché quando hai poche persone a cui volere bene gli puoi volere un
bene che si espande da questa finestra alla finestra di chissà chi
dall’altra parte del mare e gli puoi dedicare ogni giorno un pensiero.
Hai tempo per loro, tutto il tempo che si meritano e questo mi piace
tanto.
Non vedo l’ora che sia stasera, non vedo l’ora che la mamma si riposi, non vedo l’ora di fare il bagno con lei.
Oggi chi sei?
ovvero: storia di quando la maestra disse "adesso provate a descrivervi" e io le consegnai il foglio in bianco.
mercoledì 13 agosto 2014
martedì 29 luglio 2014
4.
Stasera
sono una persona sola che vive da sola, mangia da sola, dorme da sola.
Non ho sesso, non ho un nome e non ho età, ho solo questa stanza nella
quale deve entrar tutto: le scarpe, i piatti, il letto, qualche foto che
mi ricorda che sono stata anche una persona felice. C’è odore di
chiuso, eppure apro spesso la finestra, ma devono essere i mobili,
questo legno invecchiato che non la smette di
appestarmi l’esistenza. A volte guardo un film e mi addormento prima di
scoprire come va a finire. Raramente cucino, vicino a casa mia c’è una
rosticceria che prepara piatti che mi ricordano mia madre. Mia madre non
era gentile, diceva tutto quello che pensava e in genere pensava cose
poco simpatiche, ma finché c’è stata lei in me dimorava la
consapevolezza di avere qualcuno al mondo e io potevo ritenermi una
persona abbastanza tranquilla. Non sono una persona disperata. Nel mezzo
del tragitto che faccio ogni mattina da casa al negozio in cui lavoro
c’è un bar e in questo bar incontro quasi sempre una persona bella. Le
persone belle, secondo me, sono quelle che salutano tutti sorridendo,
anche quelli che non conoscono, solo perché li vedono spesso. Questa
persona bella mi saluta ogni mattina e potrebbe farlo senza sorridere,
invece sorride, e mi chiede “il solito?” (fa degli ottimi cappuccini) e
io non mi vergogno ad ammettere che il pensiero che qualcuno in questa
città si ricordi cosa bevo a colazione mi fa sentire invincibile. Ogni
giorno do da mangiare ad un gatto grigio e nero che non mi vuole bene,
questo è certo, ma pur di sopravvivere si lascia accarezzare volentieri.
Ho delle abitudini, come ogni persona, soprattutto come ogni persona sola. Quando non hai qualcuno con cui condividere il tuo pranzo devi per forza aggrapparti agli oggetti, alle consuetudini, al susseguirsi regolare delle giornate. Non è sempre stata così la mia vita, se mi sforzo ricordo un fiore sul tavolino, ricordo che avevo voglia di prendermi cura di qualcuno che dormiva sul mio cuscino e non mi lasciava spazio per riposare, ma allora non mi importava niente di dormire. Sono stata una persona romantica, prima di essere una persona sola, ma questa è un’altra storia perché oggi è domenica e la rosticceria è chiusa.
E’ un guaio serio, davvero, un guaio serio non aver mai imparato a cucinare.
Ho delle abitudini, come ogni persona, soprattutto come ogni persona sola. Quando non hai qualcuno con cui condividere il tuo pranzo devi per forza aggrapparti agli oggetti, alle consuetudini, al susseguirsi regolare delle giornate. Non è sempre stata così la mia vita, se mi sforzo ricordo un fiore sul tavolino, ricordo che avevo voglia di prendermi cura di qualcuno che dormiva sul mio cuscino e non mi lasciava spazio per riposare, ma allora non mi importava niente di dormire. Sono stata una persona romantica, prima di essere una persona sola, ma questa è un’altra storia perché oggi è domenica e la rosticceria è chiusa.
E’ un guaio serio, davvero, un guaio serio non aver mai imparato a cucinare.
3.
Stasera
ho gli anni che ho, fanno quasi trenta, fuori fa caldo ma non troppo e
io sto per andare a fare la doccia. Ho già preparato il vestito che
indosserò dopo, per quando verrà a prendermi lui. Lui è molto gentile,
davvero. A volte ci siamo un po’ persi, c’è toccato crescere e crescere
piace a pochi, a noi è piaciuto poco e possiamo dire tutto tranne che
sia stato semplice, però l’importante è il
risultato e il risultato è che non riusciamo a non telefonarci per
metterci d’accordo sul giorno e l’ora in cui rivederci. Indosserò una
maglietta bianca e una gonna a fiori, dopo, scarpe basse perché ho
un’insolita voglia di correre e di ballare, di scappare per farmi
acchiappare, di farmi fare dei complimenti. Devo essere pronta per
quelli, non lo sono quasi mai, ma quando mi capita divento più carina e
tutti me ne fanno un sacco, chissà perché. Stasera sono quasi una donna e
credo che sarò “quasi” una donna per sempre per via delle bolle di
sapone, delle pozzanghere e dei castelli in riva al mare che mi
piacciono troppo, e per quanto le priorità cambino e le abitudini si
facciano più pesanti, per quanto gli anni passino inesorabilmente per
tutti e per quanto le mie ciglia non siano più lunghe e resistenti come
un po’ di tempo fa, stasera, come al solito, sono qui che aspetto solo
di essere amata.
Mi darò il mio profumo buono, quello che uso raramente perché costa troppo, e poi speriamo bene che mi abbracci.
Mi darò il mio profumo buono, quello che uso raramente perché costa troppo, e poi speriamo bene che mi abbracci.
2.
Oggi
ho quindici anni, ho una camicetta a quadretti bianchi e azzurri e una
gonna blu che mi sfiora le ginocchia e mi sta un po’ larga, i capelli
raccolti in una treccia (anche se qualche ciuffo non ne vuole sapere di
stare in ordine); sono seduta in disparte in questa stanza in cui tutti
sembrano sentirsi a proprio agio e ho le mani che lavorano
ininterrottamente per distendere delle pieghe inesistenti sulla gonna .
Sto aspettando che qualcuno mi offra un gelato e mi inviti a ballare.
1.
Oggi ho vent’anni e i capelli lunghissimi e morbidi. Indosso una
maglietta bianca troppo lunga e un paio di pantaloni blu troppo stretti.
Ho gli occhi verdi, o forse sono grigi? Stanotte ho sognato di lui, lui
che ho conosciuto tanti anni fa. Avevo tredici anni e lui ne aveva
sedici: non mi vedeva nemmeno. Ci incontravamo ogni giorno al mare. Era
luglio, un luglio torrido e io pregavo ogni notte perché non piovesse
mai, perché non piovesse mai più. Nel sogno io ero seduta al tavolino di
un bar e stavo mangiando un gelato, lo vedevo in lontananza camminare
nella mia direzione e dimenticavo di leccare il gelato che nel frattempo
mi si stava sciogliendo tutto addosso. Mi passava accanto e mi
scompigliava i capelli, mi diceva “muoviti scema, non vedi che ti stai
sporcando tutta?” e poi continuava per la sua strada. Quando avevo
tredici anni lui era innamorato di una ragazza non troppo alta e non
troppo simpatica che non lo baciava mai e io ogni sera dalle sette alle
otto gli scrivevo una lettera d’amore. Non mi ha mai rivolto la parola,
tranne una volta. Una volta stava giocando a pallone e perse il
controllo della palla. Io stavo passando di lì e la palla mi rimbalzò
sulla gamba sinistra. Sì, ricordo anche che gamba era. A quel punto mi
chiese scusa, e aggiunse “bel lancio anche se involontario” e mi
sorrise. Non avevo nessuna forma al posto giusto, ma avevo il cuore
esattamente dove doveva stare: in gola. Oggi ho vent’anni, il seno non è
mai cresciuto tanto e a volte guardando il mare provo nostalgia per le
sue spalle strette e per le sue gambe lunghe. Mi sa che era uno di
quelli che abbracciava bene. Certo è assurdo quanti danni possa fare un
sorriso e quanto possa mancarti qualcuno che non hai mai nemmeno
toccato, ma che almeno una volta è stato dolce con te. Una volta sola, e
senza saperlo.
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